La nascita di Piazza Tebaldo Brusato

Piazza Tebaldo Brusato, la piazza più grande del centro storico, ha una sua storia affascinante. Nel corso del tempo la sua fisionomia è cambiata profondamente: già negli ultimi anni è stata teatro di un intervento di riqualificazione che l’ha trasformata da parcheggio (e luogo di giochi e avventure della mia infanzia) a piazza… francese: qualche tempo fa mi trovavo ai giardini Des Invalides a Parigi e la sensazione di essere “a casa” era davvero estraniante. Ma torniamo alla nascita della piazza. Anzi, a qualche secolo prima.

La fine di Via Musei contro le mura orientali: più o meno qui si apriva l'antica porta S. Andrea, chiusa con la ricostruzione veneta.

Durante l’epoca romana la città era solcata da cardi e decumani che suddividevano la città in insulae di forma piuttosto regolare. Le strade, ben lastricate, conducevano da un lato all’altro della cinta muraria. La Via Gallica, da Milano, entrava in città dalla Porta Mediolanensis, formava il Decumano Massimo (l’attuale Via Musei) ed usciva dall’altra parte, verso Verona, attraverso una porta non più esistente e conosciuta nel Medio Evo col nome di Porta S. Andrea. Il Cardo Massimo divideva la città a metà da nord a sud: partiva dal Foro, sotto il Capitolium, e arrivava fino alla Porta Cremonensis (la medioevale Porta Matolfa), all’altezza di Via Crispi.

Con la caduta di Roma anche Brescia, come tutte le città europee, subì un lento e inesorabile declino, accentuato anche dalle incursioni e dai saccheggi dei barbari. La città venne più volte messa a ferro e fuoco durante quei secoli confusi. In molti scavi, sopra i resti romani si trovano strati bruciati, crollati, incolti. Nessuno più si occupava dei servizi e della manutenzione. I detriti, le macerie, il colluvio proveniente dal cidneo ricoprirono lentamente le rovine e le strade lastricate, innalzando il livello del suolo. Le fognature, sfondate o riempite di terra, erano ormai inservibili.

In questo panorama di sfacelo e decadenza ancora resistevano alcuni grandi edifici pubblici romani: il Foro rimaneva utilizzato come Mercato, ma aveva perso da tempo la sua importanza a scapito della zona occidentale, con le cattedrali e i nuovi palazzi del potere. Nonostante tutto questo, Brescia mantenne una certa importanza, sia durante la dominazione dei Goti prima e dei Longobardi poi, sia per quanto riguarda gli eventi legati all’evoluzione della Chiesa nei suoi primi secoli di vita.

La zona orientale della città era quella che aveva subito la maggiore decadenza: le grandi domus piene di mosaici e pitture erano sparite sotto i detriti del tempo e il quartiere era ridotto a campagna: alcuni punti un tempo urbanizzati erano addirittura stati ricoperti di terreno proprio per essere coltivati.

Nel 753 il Re longobardo Desiderio fonda il Monastero di San Salvatore – Santa Giulia lungo il Decumano Massimo nei pressi della porta orientale della città. Il cenobio femminile costituirà uno dei grandi poli del potere religioso della città e rimarrà attivo per un intero millennio, fino alla chiusura decretata da Napoleone.  Il monastero possedeva grandi appezzamenti di terreno sulle pendici del Cidneo, affittati per la costruzione di abitazioni, e un grande broilum (da cui il termine brolo) compreso tra il Decumano Massimo a nord, le mura a est e la chiesetta di San Siro a sud. Questa si trovava dove ora c’è il Bar Nazionale proprio allo sbocco del vicoletto omonimo.

Oltre a questo broilum, nella zona più vicina al monastero si trovavano le case della nobiltà feudale legata al cenobio, come i Grometello o i Calcaria. Si trattava di case solariate, cioè a due piani, con torri, orti e giardini. Le case dei populares, il ceto medio, erano invece generalmente case terranee, ossia a un piano solo, anche perché costruire un piano in più significava un cospicuo aumento di affitto e comunque il monastero non gradiva sopralzi eccessivi.

Già a partire dall’inizio del XII secolo il monastero aveva cominciato ad affittare ad hedificandum alcuni lotti del broilum (qui un esempio di contratto del 1144), ma la rinascita urbanistica della zona si ha soprattutto a partire dal 1173/1174, quando il monastero decide di aprirvi un grande mercato, che misurava ben tre piò e trentacinque tavole. Il nuovo Forum Fortunatum sostituí sia il mercato del Foro che quello del Broletto, istituito pochi decenni prima, e cominciò ad attirare nella zona molte famiglie che misero in piedi attività commerciali e artigianali. Nacque così il primitivo spazio aperto che per secoli venne chiamato Mercato Nuovo (anche quando di nuovo aveva ormai ben poco) e infine Piazza Tebaldo Brusato.

Piazza Tebaldo Brusato oggi.

L’antico Foro Capitolino ormai aveva perso importanza anche come mercato, acquistando invece un gran valore come… cava di marmo, con le sue pietre già squadrate e pronte per essere utilizzate come materiale da costruzione. Sono gli anni del nuovo inurbamento e dell’aumento demografico: la città cresceva e le mura romane non bastavano più. Nel 1186 si completò una seconda cerchia muraria, seguita dopo pochi decenni da una terza, molto più ampia e tanto ben pianificata da essere praticamente rimasta immutata fino all’inizio del ‘900 (i veneti ricostruirono, non ampliarono). Nello stesso periodo si cominciò a ricostruire ed ingrandire l’antico Broletto. Continua in seconda pagina.

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3 risposte a La nascita di Piazza Tebaldo Brusato

  1. Sara scrive:

    Sempre molto interessante! Solo una curiosità: è possibile che la scalinata nella piazza (poco oltre la fontana delle Pescherie, per intenderci) porti ad un rifugio dei tempi della Seconda Guerra?

  2. ramperto scrive:

    Ciao Sara, e grazie :)

    Proprio così! Solo che il rifugio antiaereo è un recupero successivo di un antico luogo sotterraneo, lo sbocco della fonte di Rebuffone: lì infatti arrivava un condotto che portava l’acqua dalla sorgente omonima nei pressi di via Boifava. Il fontanone venne costruito in profondità perché ovviamente la sorgente si trovava più in basso rispetto al piano cittadino. Anche la mia bisnonna si ricordava che tanti anni fa ci andavano a lavare i panni. Per tanto tempo il punto è stato chiamato “I Feradù del Mercato Nuovo” perché sopra la fonte avevano messo delle grate per impedire cadute involontarie. Tra l’altro è tanto che voglio scrivere qualcosa su questa fonte…

  3. Pingback: Le “case a schiera” di vicolo Lungo | Ramperto

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