In Cerca di S. Pietro de Dòm, parte seconda (Fellonia!)

Dopo un’interminabile stagione di impalcature, l’edificio a nord della Loggia è stato finalmente restituito al pubblico nelle scorse settimane. Mi è capitato di andarlo a vedere da vicino e ho notato una cosa che non avevo mai visto prima: sopra il portone principale (sempre chiuso), si trova un’epigrafe dall’aspetto ben più antico del contesto tardorinascimentale in cui è inserita.
In essa si legge che i consoli di Brescia, cum campana et populo laudante, condannano due uomini per fellonia (una sorta di alto tradimento), omicidio e spergiuro. Tra i consoli, inciso su una lapide a parte, spicca il nome di Cavalcacane di Porta S. Andrea. Doveva essere stato un evento importante, forse i due personaggi incriminati erano ben conosciuti, visto che la lapide venne posta sopra la porta della cattedrale di San Pietro de Dòm a perenne monito.


Porta S. Andrea era la porta che chiudeva l’estremità orientale dell’attuale via Musei: era un ingresso importantissimo della città, in quanto adiacente al monastero di Santa Giulia, all’inizio del Decumano Massimo. Subito al di fuori di essa, lungo la via che portava verso Verona, si trovavano le prime chiese cittadine, S. Andrea e S. Apollonio. Queste antichissime basiliche andarono distrutte durante la famigerata “spianata” del 1516-7, quando i Veneti ricostruirono le mura danneggiate da milanesi e francesi e rasero al suolo tutte le costruzioni umane nel raggio di un miglio dalla città.

*lungo respiro*

Nella stessa ricostruzione delle mura venne eliminata anche Porta S. Andrea e l’unico accesso orientale alla città rimase Porta Torrelunga.

La lapide sottostante ci indica dove si trovava l’antica epigrafe, antiquum brixiani nominis monumentum, e dice che fu portata qui nel 1671. Ma in quell’anno la cattedrale non era già stata abbattuta da decenni?

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