Il Consiglio Provinciale e l’assassinio di Umberto I

Spulciando gli atti della Provincia di Brescia dal 1860 al 1960 si trovano (oltre a infinite tabelle di bilanci e consuntivi) anche interessanti passaggi e alcune curiosità.
Riporto qui, per interesse storico e… linguistico, uno stralcio della seduta ordinaria del 13 agosto 1900, che si aprì con la commemorazione del Re Umberto I, ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci il 29 del mese precedente: la Storia vissuta attraverso la storia locale.

[…] È pure presente il Comm. Avv. Augusto Borselli, Prefetto della Provincia, il quale […] chiama a fungere da Presidente provvisorio il consigliere anziano sig. Bettoni Co: Comm. Lodovico e da Segretario, pure provvisorio, il sig. D.r Rutilio Mensi, consigliere juniore. Indi, fatta la chiama e riscontrato legale il numero degli intervenuti, il Prefetto in nome di S. M. il Re Vittorio Emanuele III dichiara aperta la sessione ordinaria 1900 del Consiglio Provinciale di Brescia.
Il Presidente (tutti i Consiglieri si alzano in piedi) informa che non appena egli e la Deputazione Provinciale appresero l’efferato assassinio dell’amatissimo Re Umberto I., si affrettarono a rendersi interpreti dei sentimenti del Consiglio col seguente telegramma:

Ministro Real Casa – Monza
« Rappresentanza Provincia Brescia, indignata nefando parricidio, associasi profonda universale costernazione per la perdita dell’amatissimo sovrano, simbolo d’eroiche virtù onde l’Italia insuperbisce. »
Bettoni, Presidente Consiglio Provinciale

Si ebbe la seguente risposta:

Presidente Deputazione Provinciale – Brescia
« S. M. il Re ringrazia delle affettuose condoglianze che dimostrano la viva parte presa da codesta Rappresentanza al cordoglio della patria e della Reale famiglia. »
Ministro Ponzio Vaglia.

Ora – aggiunge – spetta al Consiglio riunito l’esprimere i sentimenti suoi sopra un tremendo delitto che non ha riscontro nella storia e che ha gettato nel lutto l’intera Nazione.
Un infame sicario ha spento Re Umberto, esempio di coraggio e di prodezza sui campi di battaglia, angelo di conforto e di carità in mezzo all’umanità sofferente, pronto a lenire il dolore ed a tergere la lagrima dell’infelice, incrollabile nella giurata fede, fervente nell’affetto del suo popolo.
Infatti l’abbiamo visto imperterrito sui campi di Villafranca accogliere l’irto tremendo di poderoso e fiero nemico e valorosamente respingerlo; l’abbiamo visto accorrere a Napoli ed altrove tra colerosi e porgere loro conforti e soccorsi, e a Casamicciola in mezzo alle rovine, in cerca della sventura per sovvenirla; l’abbiamo visto elargitore sempre, e munifico, a sollievo dell’indigenza, in mezzo al suo popolo per istudiarne i bisogni e soccorrerneli. Modello di Re costituzionale, non venne mai meno ai suoi giuramenti, cercò sempre il bene e la grandezza del suo paese.
Ora questo Re modello è scomparso; efferata mano assassina l’ha tolto alla Nazione che l’adorava. Quanto pervertimento dello spirito umano, quanta raffinata malvagità!
In altri tempi remoti e barbari, con atto pur sempre esecrando, il sicario colpiva il tiranno; ora colpisce il Re nel quale si personificano la bontà, la lealtà, la giustizia. (Approvazioni).
A questo pensiero la coscienza si ribella, un fremito di orrore e di sdegno ci assale.
Ma non lasciamoci però sorprendere, né dall’ira né dallo sgomento; cerchiamo invece tutti di far argine all’onda avvelenata che ci minaccia e combattiamo l’uragano. Rivolgiamo poi il pensiero nostro a quella Augusta, Pia e Derelitta Donna, che per le affascinanti sue virtù il popolo chiama Stella d’Italia, e che nello strazio dell’immenso dolore passa i suoi giorni nell’angoscia e nel pianto. Inchiniamoci davanti alla virtù sventurata e rivolgiamole il nostro riverente e profondo compianto.
Rivolgiamolo al nostro Re Vittorio Emanuele III, suo degno figlio orbato del padre diletto, e che assume in tempi sì tristi e calamitosi il governo del paese; alla graziosa Regina che gli sarà di ausilio e conforto.
Stringiamoci intorno al Re devoti, concordi, fidenti, stringiamoci intorno alla sua gloriosa Dinastia, che ci ha dato una Patria e ce la manterrà libera e grande.
Viva il Re!
Tutti i consiglieri applaudono e gridano Viva il Re!

La commemorazione prosegue poi con gli accorati interventi del Prefetto Borselli e del Presidente della Deputazione, onor. Frugoni., il quale infine delibera

 

un concorso di L. 500 pel monumento nazionale che, auspice la provincia di Verona, si vuol erigere sui campi di Villafranca, e la somma di L. 20,000 per un’opera di beneficenza in Brescia da intitolarsi Umberto I, riservandosi di determinarne in seguito l’indole e la natura.

L’ordine del giorno viene approvato per unanime acclamazione.

 

Il Novecento era quindi cominciato.

Amighetti, D., Jannaci, F., 2005. Atti del Consiglio Provinciale di Brescia. La storia della Provincia di Brescia attraverso gli atti del Consiglio Provinciale dal 1860 al 1960. Archivio Storico della Provincia di Brescia.

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