“A Maurilia, il viaggiatore è invitato a visitare la città e nello stesso tempo a osservare certe vecchie cartoline illustrate che la rappresentano com’era prima: la stessa identica piazza con una gallina al posto della stazione degli autobus, il chiosco della musica al posto del cavalcavia, due signorine col parasole bianco al posto della fabbrica di esplosivi. [...]

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Dopo l’articolo sulla nascita di Piazza Tebaldo Brusato ci ho un po’ preso gusto a fotografare i muri della Brescia Antica e sono finito in Vicolo Lungo a fare questo altrettanto lungo collage fotografico (si chiamerebbe ortofoto, ma evito per rispetto ai professionisti):

Il muro di cinta sul lato meridionale di Vicolo Lungo.

 

Vicolo Lungo collega vicolo San Clemente con la piazza del Foro, superando un discreto dislivello dovuto a secoli di detriti che sono scesi dal Cidneo a ricoprire templi, colonne e ricordi del passato.  [...]

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La chiesa di Santa Giulia vista da uno dei chiostri del monastero.

La chiesa di Santa Giulia vista da uno dei chiostri del monastero.

Ricevo con commossa gioia la notizia dell’ingresso dell’area monumentale bresciana, in particolare del monastero di Santa Giulia, nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

La candidatura era stata presentata 4 anni fa come parte di un “sito diffuso” dal nome I Longobardi in Italia: i centri del potere (568-774 d.C.), in cui sono compresi anche il castrum e la chiesa di S. Maria Foris Portas di Torba-Castelseprio (Varese), il tempietto Longobardo di Cividale del Friuli (Udine), il tempietto del Clitunno a Campello (Perugia), la basilica di San Salvatore a Spoleto (Perugia) la chiesa di S. Sofia a Benevento e il Santuario Micaelico di Monte Sant’Angelo sul Gargano (Foggia). Qui trovate altre informazioni. Il sito bresciano è il più grande e comprende anche la zona archeologica del Capitolium, inserita su suggerimento dell’ICOMOS (International Council of Monuments and Sites) dopo una prima revisione della candidatura.

Rimandandovi al comunicato stampaall’articolo del Giornale di Brescia e a futuri eventuali post, non voglio per ora aggiungere altro; vorrei però esprimere la gioia e l’emozione di chi sostiene da sempre che Brescia si merita ben altro che un paio di righe scialbe sulle guide turistiche. Ora a tutti noi, all’Amministrazione Comunale come anche all’intera cittadinanza, resta la responsabilità di valorizzare seriamente i tesori della Leonessa. Fosse un buono stimolo per finire i lavori al Teatro Romano…

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Il Broletto è il palazzo del potere bresciano per eccellenza: dal Duecento in poi è sempre stato la sede del governo cittadino e dal 1426 la sede dei rettori che amministravano Brescia per conto della Repubblica di Venezia. L’edificio, uno dei più grandi edifici del genere in Europa, è un libro aperto sull’ultimo millennio di storia della nostra città: le varie parti del palazzo (quando non addirittura parti diverse di uno stesso muro o di una singola finestra) sono testimoni di epoche e dominazioni diverse: il periodo Comunale, Berardo Maggi, gli Scaligeri, i Visconti, Pandolfo Malatesta, Venezia, Napoleone fino ad arrivare ai giorni nostri.

Sulle pareti che cingono il cortile maggiore è possibile osservare una nutrita teoria di epigrafi. Sono generalmente di marmo o medolo, disposte senza un ordine preciso, hanno dimensioni diverse e la caratteristica comune di essere state tutte inesorabilmente cancellate. Non uno stemma né un’iscrizione rimangono per farci capire a chi o a cosa si riferissero. Tutto è stato scalpellato via con grande precisione. [...]

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Ed ecco un altro film girato a Brescia nell’aprile del 1973, una decina di anni dopo Il Magnifico Cornuto. Si tratta di La polizia sta a guardare, film poliziottesco diretto da Roberto Infascelli e interpretato tra gli altri da Enrico Maria Salerno. La colonna sonora è del grande Stelvio Cipriani.
Inserisco qui la scena di apertura, un “tour” – non proprio topograficamente corretto – dal Broletto alla Stazione nella grigia Brescia degli anni ’70. Sapreste riconoscere tutte le vie?

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